
lunedì 23 gennaio 2012
Ministro-bidone è l’ideale per il compost

lunedì 19 dicembre 2011
A Berlino la spazzatura è divertente
Di Irene Gozzellinomartedì 22 novembre 2011
Racconta il tuo impatto entro il 31 dicembre
giovedì 20 ottobre 2011
Staffetta dell’acqua. Di contestazione in contestazione
di Eleonora Anellovenerdì 10 giugno 2011
Campagna internazionale a favore del vetro
Per promuovere l'uso del vetro è stata lanciata da qualche giorno una campagna di marketing in grande stile “Glass is life” contemporaneamente in Europa, Nord America, America Latina e Asia del Pacifico dal più grande produttore mondiale di packaging in vetro la O-I (Owens-Illinois Inc. – NYSE:OI).
Il vetro oltre che riciclabile al 100% è il materiale ideale per conservare gli alimenti perché in grado di mantenere intatti profumi e sapori e da sempre si potrebbe affermare visto che si ritiene che il suo impiego risalga almeno 5 mila anni fa, al periodo dei Fenici. Il vetro come spiega Luciano Piergiovanni, professore del Dipartimento di Scienze e tecnologie alimentari dell'Università di Milano in un articolo di La Repubblica "L'inerzia fisica - ossia l'assoluta barriera che il vetro oppone al passaggio di gas o vapori e l'impossibilità di fenomeni di 'migrazione' di sostanze nell'alimento; l'inerzia chimica, ossia l'assenza di reazioni chimiche nel contatto tra contenitore e contenuto; infine la trasparenza alla luce visibile, che permette di controllare direttamente lo stato del contenuto, ma che è combinata a una forte impenetrabilità da parte delle radiazioni ultraviolette, le più pericolose per gli alimenti".
Secondo José Lorente, presidente di O-I Europa questa campagna è necessaria poiché nonostante diversi studi e sondaggi abbiano dimostrato di essere il materiale preferito dai consumatori in molti paesi le aziende non sempre ne tengono conto e hanno sostituito nel corso degli anni gli anni il vetro con la plastica o il tetrapack.
Un sondaggio internazionale commissionato da O-I nel 2008 ha rilevato che che il 91% dei consumatori preferisce avere il vetro come packaging per prodotti alimentari mentre solamente il 10 % degli alimentari viene commercializzato nel vetro. Un recente sondaggio di O-I compiuto lo scorso aprile intervistando 1000 americani negli USA ha rilevato una preferenza di quasi il 70% dei consumatori per il vetro.
Anche in Italia e in Europa il vetro è il materiale preferito, come onferma l’ultima indagine europea resa nota dalla “European Container Glass Federation” - FEVE la federazione europea dei contenitori di vetro) lo scorso maggio 2011 che ha raccolto le opinioni di 8000 consumatori appartenenti a 17 paesi europei valutandone l’interesse e l’approccio nei confronti dei materiali da imballaggio .
I consumatori italiani preferiscono acquistare alimenti e bevande in bottiglie e contenitori di vetro perchè, a differenza di quelli in plastica ,preservano meglio il gusto di cibi e bevande e possono essere più facilmente riciclati. Inoltre un italiano su due vorrebbe anche il latte in bottiglie di vetro ma solo il 6% riesce a comprarlo”.
Secondo lo studio, il 54% dei consumatori europei sceglie di acquistare prodotti contenuti nel vetro, perché mantiene intatto il gusto di ciò che contiene (62% in Italia), il 48% perché è sicuro e non provoca danni alla salute (58% in Italia) e il 43% dei consumatori europei ed italiani lo preferiscono perché è amico dell’ambiente. Il vetro infatti è anche il materiale da imballaggio più riciclato dai consumatori: 80,1% in Europa e addirittura 86,3% in Italia.
Una precedente ricerca del 2010 condotta a livello europeo dalla TNS su circa 10.000 intervistati in 19 Paesi vedeva per l'Italia l’88% degli intervistati favorevole a trovare più packaging in vetro sugli scaffali il il 48% propenso a spendere qualche euro in più pur di avere un prodotto conservato nel vetro.
In conclusione la palla passa all'industria alimentare che dovrebbe prendere atto di questa preferenza e ai cittadini che dovrebbero passare dalle dichiarazioni di intenti ai fatti cominciando a comprare alimenti o bevande nel vetro quando disponibili. Tuttavia la soluzione più conveniente a livello ambientale , capace di ridurre lo spreco di risorse ed energia, resta il riuso del vetro con il sistema del vuoto a rendere. Questo sistema per essere realmente sostenibile deve essere organizzato e gestito a livello locale con aziende che si occupano della produzione alimentare e aziende che si occupano di recuperare ed igienizzare i vuoti da ritornare alle aziende. Inoltre per ottimizzare e semplificare il sistema bisognerebbe andare verso una standarizzazione del design e dei formati dei contenitori in modo che possano servire diverse marche e prodotti.
sabato 23 aprile 2011
Pasqua 2011: l’eco-friendly contagia le uova di cioccolato

di Eleonora Anello
Anche la grande distribuzione dunque non si è fatta trovare impreparata. Ad esempio, Coop, come ogni anno, commercializza a proprio marchio uova solidali, mentre l’azienda dolciaria Bauli ha aderito al progetto Impatto Zero di Lifegate, al fine di ridurre le emissioni di anidride carbonica e compensare l’inquinamento causato dai processi di produzione di alcuni tipi di uova.
Sul fronte dell’associazionismo non poteva mancare la LAV (Lega AntiVivisezione) che in numerose piazze d’Italia, già dai primi di aprile, ha dato il via alla campagna che chiede lo stop ai test di cosmetici sugli animali. La LAV chiede al Parlamento Europeo e al Governo Italiano cosmetici “buoni” con gli animali e allo stesso tempo sicuri per i consumatori. Agli stand è stato possibile scambiare quattro chiacchiere con i volontari, acquistare a 11 euro l’uovo dell’associazione ambientalista, ritirare la “Guida pratica ai cosmetici non testati su animali”, consultabile on-line sul sito della LAV e utile strumento per orientarsi sulla scelta dei prodotti cosmetici certificati e cioè non sperimentati su animali. Il vero obiettivo della campagna si incentra sulla petizione. Si raccolgono firme per impedire un eventuale slittamento nel “blocco” totale imposto, per i Paesi dell’Unione Europea, nell’effettuare test di materie prime cosmetiche sugli animali. La direttiva dovrebbe entrare in vigore entro il 2013.
«Grazie a una campagna internazionale abbiamo ottenuto una Direttiva europea che vietava la vendita di cosmetici sperimentati su animali a partire dal 1998 – si legge sul sito la LAV - Il divieto è stato posticipato varie volte».
«Il divieto europeo rischia di slittare di altri 10 anni: Parlamento e Commissione UE potrebbero seguire il discutibile parere di esperti che sembrano favorevoli a un ulteriore posticipo del divieto, andando anche contro l’opinione pubblica che rappresentano, dichiaratasi fortemente contraria alla vivisezione soprattutto in questo ambito, e contro la sempre più ampia parte del mondo scientifico contraria ai test su animali – precisa Michela Kuan, biologa, responsabile LAV vivisezione – La LAV vuole scongiurare questo rischio, che comporterebbe un ritardo nel progresso della ricerca e in termini di sicurezza, e per migliaia di animali ancora sofferenze e morte».
C’è tempo fino al 30 aprile per dire basta a una sperimentazione retrograda, che arreca gravi sofferenze agli animali e non offre adeguata sicurezza ai consumatori. Si può firmare online oppure presso i rivenditori L’Erbolario, dove, dando il proprio appoggio, sarà possibile partecipare al concorso “Amali anche quando ti ami” che mette in palio 100 confezioni di prodotti L’Erbolario. L’elenco di tutte le aziende che non sperimentano sugli animali si possono consultare cliccando qui .
Mancano invece solo pochi giorni all’apertura delle uova di cioccolato, consumistico e goloso rito di Pasqua a cui non è difficile dare un valore aggiunto a favore dell’ambiente.
sabato 16 aprile 2011
LA TV insegna l’ecologia
Di Silvia Musso
Ecco la scena: siamo in centro commerciale di Montreal (Québec), un signore cammina e abbandona per terra una bottiglia di plastica a pochi passi dal cestino per la raccolta differenziata. Molte persone passano, vanno su e giù, alcuni addirittura vedono la bottiglietta, ma tutti continuano a camminare. Ad un certo punto una ragazza si ferma, raccoglie il rifiuto e lo butta nell’apposito contenitore. In quell’esatto momento tutta la gente del centro commerciale, che era stata preventivamente avvisata, applaude la ragazza che, accoglie, visibilmente imbarazzata, il plauso dovuto ad un semplice gesto di civiltà.
Il video verrà trasmesso in televisione da oggi, lunedì 4 aprile. Durante la proiezione passeranno in sovraimpressione alcuni messaggi volti a far riflettere lo spettatore: «Ogni anno nel mondo si producono 671 milioni di kg di plastica; In ogni km quadrato di oceano galleggiano 18 mila bottiglie di plastica; Ogni anno 400 milioni di contenitori consegnati non sono riciclati nel Québec; Il 91% degli abitanti del Quebec si preoccupa dell’ambiente. E tu?».
Riteniamo che i programmi televisivi possano costituire un importante canale di diffusione di messaggi di sostenibilità ambientale. Un modo diretto e veloce per arrivare ad un ampio numero di persone.
In Italia un’esperienza simile è stata lanciata da “Un posto al Sole”, la serie TV prodotta da Rai Fiction, Grundy Italia, CPTV Rai di Napoli. Nella puntata mandata in onda il 17 settembre 2008, e che può essere vista gratuitamente sul sito web, l’attore Patrizio Rispo nel ruolo di Raffaele Giordano, il portiere del Palazzo Palladini, location dove si svolge tutta la soap opera, spiega a due inquilini come fare la giusta raccolta differenziata.
Non può non stupire come il compito di mandare un preciso messaggio ambientale sulla corretta gestione dei rifiuti sia stato affidato proprio ad una telenovela ambientata nella città di Napoli, che purtroppo è nuovamente alle prese con un’altra “emergenza” rifiuti.
Navigando sul web e raccogliendo le opinioni dei fan della soap partenopea ci è parso interessante il commento di Federico Valerio, un attento e responsabile cittadino, che, attraverso il suo blog “Scienziato Preoccupato” invita la redazione «a far passare messaggi positivi per contribuire alla soluzione della crisi "monnezza" di Napoli». Tra questi: far usare ai personaggi borse per la spesa di tela riutilizzabili e organizzare nel giardino condominiale un'iniziativa di compostaggio collettivo. Speriamo che la RAI raccolga l’invito per realizzare «un posto verde al sole».
lunedì 14 febbraio 2011
A Sanremo il “Festival dell’Acqua Italiana”
martedì 1 febbraio 2011
Oggi ragazzi in azione contro in rifiuti in California

Gli alunni della quinta classe della scuola Mount Madonna School di Watsonville in California all'interno di varie proposte di progetti a difesa dell'ambiente hanno scelto di concentrarsi su un programma di protezione delle otarie della California, specie tra le più minacciate della West Coast del Pacifico. I ragazzi sono impegnati in diverse attività a difesa di questi animali a partire dall'analisi di quelle azioni compiute dagli uomini che possono metterli in pericolo.
I ragazzi hanno voluto così creare un evento che potesse sensibilizzare le persone sul problema dei rifiuti che finiscono in mare e che per l'80% arrivano dalla terraferma.
Per azione degli agenti atmosferici e attraverso i corsi d'acqua i rifiuti si riversano in mare e, soprattutto quelli in plastica, possono rappresentare un serio pericolo per le otarie ed altri animali marini. Sacchetti, reti, pezzi di imballaggio come quelli a forma di anello possono catturare o imbrigliare i mammiferi marini che finiscono di morire per fame, asfissia, o diventare vittime di altri predatori, oppure possono ingerirli accidentalmente scambiandoli per cibo con conseguenze altrettanto letali .
Ed ecco l'idea e l'invito per l'evento che ha avuto luogo oggi: The World Wide Waste Reduction Day, La Giornata Internazionale di Riduzione dei Rifiuti, per salvare mari ed oceani perché tante persone che si impegnano in tutto il mondo possono fare la differenza .
Ai partecipanti è stato richiesto di raccogliere dei rifiuti abbandonati di fotografarli ed inviare foto e luogo del ritrovamento ad una casella di posta elettronica.
venerdì 14 gennaio 2011
Imparare a scuola a bere consapevole
A DeWitt una cittadina sobborgo di Syracuse negli USA i ragazzi che frequentano la quinta classe presso la scuola privata MPH, Manlio Pebble Hill appartengono al gruppo di 183 studenti che ha ricevuto in dono una borraccia in acciaio inossidabile personalizzata con l'impressione del proprio nome e il nome della scuola."Le bottiglie di plastica sono una di quelle cose che di solito finiscono nelle discariche", ha detto Bruno, secondo da destra nella foto. "Quando uso la mia borraccia mi sento come se stessi aiutando l'universo non usando più plastica. Le bottiglie di plastica non si prestano per essere riutilizzate, si consumano e si formano delle muffe ".
Jayne Charlamb, che presiede il Comitato di MPH Green Committee racconta che la distribuzione delle bottiglie rappresenta la fase finale di un progetto di educazione ambientale che ha visto anche l'eliminazione della vendita di acqua in bottiglia in tutto il campus e l'istallazione di fontane ed erogatori di acqua microfiltrata e refrigerata dove si possono riempire le borracce.
Allo stesso tempo si serve l'acqua del campus anche durante tutte le riunioni e gli eventi al posto dell'acqua in bottiglia.
"C'è stata qualche resistenza," ha detto Charlamb. "Ma è importante spiegare ai ragazzi che non sempre ciò che ci risulta facile e conveniente è la migliore scelta per l'ambiente, e i ragazzi si stanno abituando a fare queste considerazioni prima di agire. Questo insegnamento va trasmesso ai bambini con l'educazione scolastica in modo che possano condividerlo tornando a casa con le famiglie. "
Gli studenti hanno appreso che sono circa 140 milioni le bottiglie monouso in plastica che finiscono nelle discariche ogni giorno e che , se messe una accanto all'altra coprirebbero il tragitto che da New York porta in Cina e ritorno. Inoltre ,di questi 140 milioni , solamente una minima parte ne viene riciclata e grandi quantità raggiungono i corsi d'acqua e a seguire i mari e gli oceani inquinando per centinaia e centinaia di anni.
La scuola ha inoltre installato pannelli solari sul tetto, sta aumentando le percentuali di materiali riciclati, praticando il compostaggio, e tagliando il consumo di carta, evitando, tra le altre azioni, la spedizione di lettere per posta.
lunedì 3 gennaio 2011
USA: acqua in bottiglia off-limits in alcuni esercizi

Sono molti i negozi di generi alimentari che negli Stati Uniti hanno eliminato l'acqua in bottiglia di plastica dal loro assortimento. Un pioniere in tal senso è Ashland Food Co-op l'unico rivenditore di prodotti organici certificati nel sud dell' Oregon.
Nata come cooperativa di acquisto nel 1971 il circuito conta ora oltre 7000 cooperative che offrono un vasto assortimento di prodotti biologici dalle carni al pesce, salumi, prodotti da forno, birra , vino e cosmetica.
Nel settembre del 2009 Ashland Food Co-op ha eliminato le bottiglie di acqua in plastica dagli scaffali. Il fatto di per sé non costituisce una sorpresa, visto le caratteristiche del rivenditore, ma l'aspetto interessante è come ci sono arrivati.
Ashland ha infatti ricevuto le prime richieste da parte della clientela che chiedeva loro come si conciliasse la sostenibilità perseguita dalla mission aziendale con la vendita dell'acqua in bottiglie di plastica tramite note imbucate nella cassetta dei suggerimenti presente nel punto vendita.
La direzione ha preso sul serio le richieste effettuando, di conseguenza, delle ricerche sull'impatto ambientale della produzione di bottiglie di plastica come consumo di energia, produzione di inquinamento e contributo al riscaldamento globale.
Gli esiti hanno spinto la cooperativa a lanciare la campagna "Take Back the Tap" con il compito di eliminare dalla vendita le bottiglie di plastica dagli scaffali del negozio e allo stesso tempo promuovere l'acqua del rubinetto. La cooperativa ha infatti messo in vendita bottiglie colorate in acciaio inox riutilizzabili a $ 12 che i clienti possono riempire gratuitamente di acqua nel punto vendita.
A parte i turisti stagionali che non conoscevano la cooperativa e sono stati colti impreparati i clienti, secondo la direzione, hanno reagito molto bene.
Questa non è la prima iniziativa a favore dell'ambiente di Ashland perché nel 2008 tutti i sacchetti di plastica sono stati sostituiti alle casse con borse riutilizzabili e, allo stesso tempo, è stato ridotto del 75% il consumo dei sacchetti di carta.
Altri punti vendita Co-op hanno seguito il loro esempio e rimosso l'acqua in bottiglia dai loro scaffali con "Take Back the Tap". Anche un festival locale di cinema indipendente che usava distribuire acqua in bottiglia gratuitamente ha sospeso la pratica.
In tutto il paese ci sono state altre tipologie di negozi che hanno avviato iniziative simili ma ad oggi nessuna delle grandi catene ha seguito l'esempio.
La prossima iniziativa sostenibile di Ashland riguarderà la sostituzione delle stoviglie monouso compostabili con altre riutilizzabili nel comparto gastronomia. Stanno infatti acquistando allo scopo piatti, contenitori e stoviglie lavabili oltre che una lavastoviglie.
La portavoce di Ashland, Annie Hoy, riconosce che non è facile per qualsiasi negozio prendere decisioni del genere ma che per quanto li riguarda hanno deciso che merita ascoltare i clienti e non aver paura di provare a cambiare.
venerdì 29 ottobre 2010
Camminando verso il futuro attraverso una scatola: il nuovo progetto Puma
mercoledì 13 ottobre 2010
“Sosteniamo” il futuro! Basta un’ idea

Accade Domani, il venture capital dell’Associazione Italia Futura, lancia la seconda edizione del concorso Idee Verdi per il Futuro , con l’obiettivo di promuovere progetti incentrati sullo sviluppo di tecnologie e di pratiche per la sostenibilità ambientale.
Le idee migliori verranno trasformate in realtà, contribuendo da una parte ad una maggiore tutela dell’ambiente, attraverso la diffusione di pratiche sostenibili, e dall’altra ad uno sviluppo economico e sociale attento al futuro delle nuove generazioni.
Il concorso suddivide i progetti in due categorie: progetti “profit” e progetti “ no-profit”.
Per il settore “Profit” verranno valutati quei progetti imprenditoriali che, utilizzando tecnologie innovative o nuovi materiali, abbiano come obiettivo la sostenibilità ambientale. Al vincitore andranno 30.000 euro per la realizzazione.
La sezione “No-Profit” è invece dedicata ai progetti di sostenibilità ambientale da implementare all’interno delle amministrazioni. L’iniziativa vincitrice verrà realizzata grazie all’impegno di “Comuni virtuosi” e dell’”Anci giovane” all’interno di uno dei comuni appartenenti alla rete.
Per partecipare al concorso è necessario compilare il modulo online all’interno del sito di Italia Futura ed inviare il progetto entro le ore 12.00 del 31 ottobre 2010.
Per chi volesse invece dare un’occhiata all’edizione precedente può collegarsi a www.sosteniamo.it.
di Rosa Clarino
martedì 28 settembre 2010
Alzi la mano chi non ha associato, almeno una volta, la Scozia a Nessie, il celeberrimo mostro di Loch Ness. Rinomata ad ogni latitudine per il suo territorio, suddiviso sostanzialmente in tre regioni, le Uplands a sud, le Lowlands nella parte centrale e le Highlands, l'area più famosa, a nord, la Scozia è ricca di luoghi naturali di grande e significativo valore ambientale e mete turistiche di grande fascino: ricordiamo le sue 800 splendide isole, gli affascinanti giardini botanici (da Edimburgo, a Glasgow, fino a Drummond, Crarae, Inverewe Garden, solo per citarne alcuni), che testimoniano l’attenzione ed il rispetto della natura che contraddistingue, da sempre, gli scozzesi.
Merita, a questo proposito, un plauso e un’attenta visita il sito keepscotlandbeautiful.org, che illustra i programmi dedicati all’ambiente e alla sua tutela. Da oltre quarant’anni lo slogan “Keep Scotland tidy” (Mantieni pulita la Scozia) è l’obiettivo di chi ha a cuore questo patrimonio eco ambientale.
La campagna, che al suo interno racchiude numerose iniziative, presenta due filoni: uno più “competitivo”, Beautiful Scotland, che coinvolge il territorio con premi alle realizzazioni attinenti all’orticoltura, la responsabilità ambientale e la partecipazione della comunità e l’altro “Neighbourhood Awards”, a dispetto del nome, non competitivo, che dà sostegno e riconoscimento alle comunità locali, a partire dal miglioramento ambientale. A rafforzare l’azione comunicativa: una newsletter periodica, un sito web, ricco di materiali didattici e divulgativi, con una gran messe di informazioni online, e una cerimonia di premiazione annua dei migliori partecipanti.
Davvero interessante è Dumb dumpers, che si occupa di monitorare e cercare di scoprire chi abbandona rifiuti incautamente, coadiuvando le forze di polizia per segnalare irregolarità ed emergenze in modo tempestivo.
Anche altre campagne, come Food on the go e Have some pride sono incentrate sul problema della sempre maggiore produzione di rifiuti e dell’abbandono di parte di essi per le strade e a queste è collegata “Bought in Brechin….. Left in Lanark”, che offre una riflessione, sulle cifre dichiarate, e che dimostra come i cittadini scozzesi siano, a volte, tutt’altro che gentlemen; come quando ad esempio permettono ai loro animali domestici di insudiciare le strade. Per questo gli amministratori scozzesi hanno pensato a “How you can take part”, manifestazione che stimola tutti i cittadini a partecipare costruttivamente alla manutenzione delle strade considerate patrimonio comune.
Man mano il raggio di azione e di coinvolgimento delle comunità e dei quartieri si allarga con l’iniziativa National Spring Clean, in cui nel mese di aprile decine di migliaia di volontari sono chiamati alla mobilitazione per ripulire la Scozia.
Sobrio e attento soprattutto ai contenuti, Keep Scotland Beautiful rappresenta un modello di come si dovrebbe interpretare, efficacemente, il messaggio ambientale ed eco sostenibile.
domenica 22 agosto 2010
Un weekend senza petrolio
L'iniziativa si è posta l'obiettivo di raggiungere 166.000 adesioni che si tradurrebbe in un risparmio stimato di un milione di galloni di petrolio in due giorni.
Ogni americano consuma infatti 3 galloni al giorno, 11,340 lt che portano a un consumo annuale di 300 miliardi di galloni.
Per partecipare bisognava iscriversi sul sito dell'iniziativa dove appaiono le dieci regole da rispettare nel weekend senza petrolio. In realtà dovremo cercare di seguire queste indicazioni il più possibile nella vita di tutti i giorni, alcune non sono particolarmente difficili.
- Camminare o andare in bicicletta, evitare di usare l'auto e quando necessario organizzarsi viaggiando insieme ad altri praticando il car pooling. Il carburante per il trasporto è responsabile del 40% del consumo di petrolio.
- Evitare di acquistare nuove attrezzature sportive come palloni da calcio o di basket quando possono durare molti anni. Un quarto dei palloni viene realizzato con materiale plastico.
- Utilizzare solamente borse riutilizzabili, perchè sprecare energie e risorse per un uso di pochi minuti ?
- Seguire una dieta consapevole, si può ridurre il consumo di petrolio cambiando la dieta, mangiando meno carne, consumando prodotti locali e alimenti biologici che non richiedono l'impiego di fertilizzanti spesso a base di petrolio.
- Non comprare nuovi make up, la maggior parte dei cosmetici come smalti, ciprie rossetti sono a base di petrolio e quando risulti necessario l'acquisto si possono trovare delle marche che non lo contengono.
- Bere l'acqua del rubinetto per evitare lo spreco delle bottiglie di plastica. Quando ci si sposta si può utilizzare una borraccia.
- Evitare di acquistare nuova tecnologia che consuma sempre molto petrolio, utilizzare l'elettronica che ancora funziona bene, non è necessario avere sempre l'ultimo ritrovato.
- Evitare l'acquisto di nuovi Dvd e BluRay: il petrolio è il materiale chiave per la loro produzione, l'imballaggio e la spedizione. Meglio andare al cinema o vedere i film in streaming.
- Non comperare nuovi vestiti, gli abiti si possono scambiare con gli amici o acquistare nei negozi vintage. Meno abiti prodotti equivale ad un risparmio di petrolio.
- Evitare di comprare libri e di utilizzare la stampante, si può andare in biblioteca o leggere online, il petrolio viene usato in questo caso per la lavorazione della carta.
mercoledì 4 agosto 2010
Un aspirapolvere per salvare l’oceano
di Annalisa Audino
Quanti di voi sanno che non c’è solo la grande macchia di petrolio della British Petroleum che se ne va a zonzo per i nostri oceani? Dite la verità….non molti, vero? Ebbene, c’è anche una grande quantità di plastica che galleggia ormai da anni e sembra non voler smettere di crescere.
Per fare un esempio esistono vere e proprie isole di plastica sia nell’oceano Atlantico che in quello Pacifico. A scoprire l’isola dell’Atlantico è stata Kara Lavender Law, una ricercatrice inglese che, dopo 20 anni di studi effettuati con un’equipe di scienziati della Sea Education Association, ha individuato l’inquietante isola a largo delle coste di Miami. Ma negli ultimi decenni numerosi studiosi hanno effettuato oltre 6000 “battute di pesca” nell’area dei Caraibi per analizzare i residui di plastica.
«Abbiamo trovato una regione in cui i frammenti sembrano concentrarsi e persistere per lungo tempo - ha spiegato la ricercatrice alla Bbc - più dell'80% della plastica che abbiamo accumulato viene dalla zona tra i 22 e i 38 gradi nord di latitudine».
La densità della plastica, nella zona, è di 200 mila frammenti per chilometro quadrato, la stessa rilevata nella “Pacific Garbage patch”, area grande quanto il Texas dove si accumulano rifiuti di plastica provenienti da tutto il mondo, situata nel nord del Pacifico.
Gli studi continuano inarrestabili, anche per comprendere come far fronte velocemente al problema. Inafferrabile e ormai tanto distesa da non essere facilmente misurabile, il mostro di plastica galleggiante è stato documentato in diversi modi e, in particolare, studiato ultimamente da una specifica missione scientifica composta da 30 studiosi che per tre settimane hanno vissuto a bordo di una nave ed hanno osservato movimenti e composizione del “mostro”. Finanziata dalla Scripps Institution of Oceanography della California University di San Diego, la nave ha solcato la zona del Pacifico per analizzare la composizione della zattera di rifiuti, che circola in forma di nebulosa estesa per oltre cento chilometri, continuamente rimescolata dalle correnti tra le Hawaii e il Giappone, e per studiare anche gli organismi che vengono a contatto con la macchia e l’impatto della stessa sul sistema ecologico.
E’ facile immaginare che i pezzi di plastica fanno ormai parte nella catena alimentare degli habitat marini: alcuni sono talmente piccoli da essere invisibili ad occhio nudo e altri sono tenuti insieme da una struttura gelatinosa che secondo alcune ipotesi cattura come una spugna anche altre sostanze inquinanti, come pesticidi e idrocarburi. Questa minaccia plastificata si muove da Nord a Sud in una fascia di circa 1600 km, secondo le correnti, gli eventi atmosferici e le temperature dei mari.
Insomma, è ora di intervenire, oltre che di essere informati concretamente su quello che accade sul nostro povero pianeta. È così che la Electrolux, nota azienda di elettrodomestici, ha deciso di sensibilizzare la popolazione sul ciclo dei rifiuti e sulla necessità di trattare la plastica con più attenzione, proponendo, oltre ad una vera e propria serie di prodotti “ecologici”, anche una lodevole iniziativa per utilizzare la plastica navigante come una vera e propria miniera. Il progetto denominato Vac from the sea, presentato con un video, sui più comuni social network e non solo, coinvolge numerosi volontari che pescheranno i materiali dalle acque in giro per l’oceano Pacifico e Atlantico, il Mediterraneo e i mari nordici.
I residui, provenienti da discariche di tutto il mondo, verranno trattati per essere riciclati e creare degli aspirapolveri da esposizione.
Gli elettrodomestici non sono infatti destinati alla vendita ma vengono esposti per sensibilizzare le persone sullo stato di emergenza dei mari ormai pieni di plastica, sul corretto smaltimento dei rifiuti e per promuovere l’utilizzo di plastica riciclata nel settore industriale.
mercoledì 21 luglio 2010
L'Università di San Francisco dice no alla vendita di bottiglie di plastica nel campus!

“Il lancio del Plastiki ha aumentato in tutti noi la consapevolezza e conoscenza sulle materie plastiche e sugli effetti del loro accumulo nell'ambiente accellerando questa decisione” ha detto un membro del team, Seth Wachtel, professore di Architettura e Design.
La società Bon Appétit, che fornisce servizi di ristorazione ad università e altre organizzazioni in tutti gli Stati Uniti, aveva già annunciato nel mese di aprile che la vendita di acqua in bottiglia della marca Dasani di proprietà della Coca-Cola sarebbe cessata nel campus.
Un successo per il Green Team perché questa decisione significa che ci saranno ben 5.000 bottiglie al giorno in meno da smaltire per l'ambiente.
Fervono i preparativi per il prossimo semestre autunnale, entro luglio verranno rimossi i vecchi frigoriferi e partirà l'installazione di nuove fontanelle o la modifica di quelle esistenti in modo che si possa bere alla fonte a sorsi ma anche riempire bottiglie e borracce riutilizzabili.
Ecco il commento degli studenti del corso progetti Internazionali di Architettura e Design della USF:
"Siamo entusiasti della decisione della società Bon Appétit che segna la fine della vendita quotidiana di migliaia di bottiglie di plastica di acqua nella zona della baia. Si tratta inoltre di un progetto di responsabilità sociale della comunità universitaria nella direzione di una distribuzione alimentare maggiormente sostenibile della nostra caffetteria e mensa che aumenterà negli studenti del campus la consapevolezza circa l'impatto ambientale delle nostre azioni individuali e collettive.
Altre azioni di gestione sostenibile già intraprese dall'università come il riciclaggio obbligatorio nel campus, il compostaggio, le installazioni di pannelli solari di un impianto di cogenerazione, e la creazione di un giardino urbano organico, ci hanno portato a compiere questo ulteriore e importante passo. Siamo fiduciosi nel ritenere che queste azioni incoraggeranno studenti, personale, docenti e le comunità locali a diventare più rispettosi dell'ambiente.
Pur rendendoci conto, come studenti, di quanto sia difficile attuare cambiamenti radicali in un campus universitario di grandi dimensioni ci auguriamo che la nostra scuola continui a promuovere ulteriori azioni improntate alla sostenibilità per aumentare la consapevolezza e la partecipazione di tutti alle questioni ambientali.
A seguito del lavoro svolto con l'equipaggio del Plastiki, abbiamo imparato quanto possa essere un'esperienza incredibile e che trasforma, diventare testimoni di una presa di posizione a livello
globale contro l'inquinamento da rifiuti e la produzione eccessiva di oggetti che crea quantità di rifiuti ingestibili a partire dalla fonte. Noi, la squadra dell'USF del progetto Plastiki, insieme ai nostri compagni di corso, lavoreremo per un futuro progresso del nostro pianeta che possa sostenere la vita".
martedì 22 giugno 2010
Fai la differenziata e Porta la Sporta anche a Ospedaletti !
Partita a fine marzo a Ospedaletti in provincia di Imperia la campagna “Ospedaletti pulito comincia da te” un progetto di sensibilizzazione ambientale destinato a cittadini, esercizi commerciali e scuole. Gli esercizi commerciali hanno ricevuto borse riutilizzabili per promuoverne l'uso verso i propri clienti in sostituzione dei sacchetti in plastica.
Due nuove azioni nell'ambito della stessa iniziativa da parte dell'amministrazione comunale di cui la prima concerne l'emissione di un'ordinanza con decorrenza 1 settembre 2010 che vieta la distribuzione di sacchetti non biodegradabili negli esercizi commerciali, artigianali, e di somministrazione alimenti e bevande con sede fissa o ambulante. L'ordinanza interessa anche i produttori agricoli che effettuino attività di vendita al dettaglio nei mercati cittadini.
La seconda iniziativa consiste in questa lettera che verrà recapitata nei prossimi giorni alle famiglie invitandole a collaborare e che evidenzia la situazione non rosea in cui versa la regione Liguria nella gestione dei rifiuti e che le maggiori presenze estive aggravano ulteriormente.
Cari Cittadini
"OSPEDALETTI PULITO COMINCIA DA TE”
Concludendo vogliamo lanciare a nostra volta un invito all'Amministrazione di Ospedaletti e ai suoi esercenti commerciali: Perchè non promuovere Porta la Sporta tra i vostri concittadini, clienti e turisti ? Perché non unire le forze ?
lunedì 7 giugno 2010
Do the green thing
Obiettivo di “Do the Green Thing” è diffondere utili consigli per sensibilizzare non solo i cittadini, ma anche governi e imprese affinché perseguano scelte innovative, scelte verdi. Hobsbawm ha partecipato alla premiazione in video conferenza. Lieto del riconoscimento, ha ringraziato e specificato come la diffusione di messaggi verdi debba essere creativa, stimolante, e debba servirsi di vari canali e linguaggi. La comunicazione ambientale inoltre deve essere sexy per attirare quante più persone possibile in modo che condurre una vita sostenibile non venga percepito come un’imposizione, ma diventi un desiderio profondo. La connessione in video conferenza è avvenuta via skype, strumento che insieme alle distanze abbatte anche le emissioni di CO2, ed è stata nuovamente riproposta dopo il gradimento del pubblico riscosso nella scorsa edizione del Premio.
di Silvia Musso
mercoledì 2 giugno 2010
Giornata ecologica e Porta la Sporta nel Salento
Gli Amministratori di Trepuzzi, Squinzano e Campi in prima fila insieme ai volontari durante la giornata ecologica del 25 maggio organizzata dalla Lega navale e dalla Pro loco della marina hanno impugnato rastrello e ramazza raccogliendo in poche ore 100 sacchi di rifiuti.«Abbiamo riempito più di cento sacchi di spazzatura – commenta Ilio Spalluto presidente della Pro loco – è stata una giornata davvero positiva per il messaggio che è stato lanciato e per la collaborazione». Cento sacchi di rifiuti che alcune mani incuranti hanno gettato e che altre mani volenterose hanno invece raccolto. Ma a dare uno sguardo in giro, agli angoli di strade anche principali è ben chiaro che per ripulire dai rifiuti abbandonati Casalabate non basta rastrello e paletta, ci vuole ben altro.
Al mercato di Trepuzzi il il 2 giugno invece si è fatto la spesa con la vecchia sporta di tela. Gli alunni delle scuole di ogni ordine e grado dei due Istituti comprensivi di Trepuzzi hanno dato «lezioni» di ecologia alle mamme e alle nonne che affollano il mercato settimanale. Basta con i sacchetti di plastica, i quali quando finiscono nell’ambiente naturale danneggiano piante e animali: si ritorna al vecchio sistema della sporta in tela utilizzabile più volte. I bambini proporranno lo scambio tra sacchetti in plastica e borse riutilizzabili facendo leva su argomenti convincenti imparati a scuola: l’uso della plastica costituisce un inutile spreco di risorse energetiche non rinnovabili poiché deriva dal petrolio; deturpa e inquina per centinaia di anni; per opera di agenti naturali e attraverso scarichi e corsi d’acqua raggiunge mari e oceani dove diventa un serial killer.
L’iniziativa a Trepuzzi e stata organizzata dall’assessorato all’Ambiente e alla Pubblica istruzione e realizzata in collaborazione con i dirigenti scolastici.